Secondo il Ministero della Salute ( Linee guida per la prevenzione dell’aterosclerosi ) le malattie cardiovascolari (MCV) costituiscono la prima causa di mortalità e morbilità dell’adulto nei paesi industrializzati.

In Europa l’incidenza è particolarmente elevata nelle regioni del nord. del centro e dell’est, mentre si ha un’incidenza inferiore nei paesi del bacino del Mediterraneo.

Le dislipidemie costituiscono uno dei fattori di rischio delle MCV e consistono nell’aumento del colesterolo plasmatico, dei trigliceridi, o di entrambi, o in un basso livello di colesterolo HDL che contribuisce allo sviluppo di aterosclerosi.

Le cause possono essere primitive (genetiche) o secondarie, la diagnosi si pone misurando i livelli plasmatici del colesterolo totale, dei trigliceridi e delle singole lipoproteine, il trattamento comporta modificazioni dietetiche, esercizio fisico e farmaci ipolipemizzanti.

L’uso delle statine, a volte controverso, rappresenta uno dei pilastri della terapia ma esistono delle alternative naturali molto valide, che vedremo di seguito ed il cui studio è stato pubblicato su “Pubmed”.

E’ bene sottolineare che l’eventuale ricorso a queste terapie va concordato con il proprio specialista.

POLICOSANOLI

I policosanoli sono un gruppo di composti attivi che si trovano in natura prevalentemente nella matrice cerosa di molti semi. La fonte più ricca è la cera di canna da zucchero (Saccharum officinarum L.), seguita dalla cera di riso (Oryza sativa L.) e d’api (Apis mellifera). I policosanoli più importanti dal punto di vista farmacologico sono 5: tetracosanolo, esacosanolo, octasanolo, triacontanolo, dotriacosanolo. Questi composti sono in grado di diminuire il colesterolo totale e le LDL e di alzare i livelli di HDL. La loro capacità nell’abbassare il colesterolo può essere paragonata a quella delle statine, ma i loro effetti sono evidenti a dosi più basse di queste ultime. Varady KA et al., 2003). Gli effetti benefici dei policosanoli risultano essere uguali o migliori di quelli della simvastatina, pravastatina, lovastatina, probucolo e acipimox (Crespo et al., 1999; Ortensi et al., 1997; Pons et al., 1997; Alcocer et al., 1999). In particolare, mentre l’atorvastatina risulta significativamente più efficace dei policosanoli nel ridurre i livelli di LDL, entrambi abbassano i livelli di trigliceridi in modo analogo, mentre solo i policosanoli aumentano significativamente i livelli di HDL (Castano et al., 2003). Studi recenti hanno evidenziato che i policosanoli possono ridurre la sintesi del colesterolo, regolando l’espressione cellulare dell’HMG-CoA reduttasi, diminuendola, senza però inibirla direttamente (McCarty, 2002). Questi composti sono anche in grado di ridurre i fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, diminuendo l’ossidazione delle LDL, l’aggregazione piastrinica ed il danno endoteliale in soggetti affetti da ipercolesterolemia del tipo II (Janikula, 2002), diabetici del tipo II (Crespo et al, 1997) e donne in postmenopausa (Castano et al., 2000). Infine, i policosanoli risultano ben tollerati e privi d’effetti collaterali, anche se gli studi riguardanti una loro possibile tossicità sono stati eseguiti solo su soggetti cubani ed andrebbero, quindi, proseguiti in altri paesi.

MONASCUS PURPUREUS

Il Monascus purpureus è un particolare tipo di lievito dalla caratteristica colorazione rossa, che per fermentazione controllata del riso si arricchisce in un gruppo di sostanze, denominate monacoline, alle quali è stata attribuita un’attività ipocolesterolemizzante (Endo et al., 1986; Endo et al., 1985; Wang et al., 2000).

Altre sostanze attive sono degli steroli (beta-sitosterolo, campesterolo, stigmasterolo), isoflavoni ed acidi grassi monoinsaturi (Heberet al., 1999). La monacolina k, in particolare, è il componente principale e quello presente in concentrazione maggiore, che per struttura e caratteristiche chimiche risulta molto simile alla molecola delle statine.

Questa sostanza è in grado di inibire competitivamente l’enzima HMG-Coa reduttasi, per la sua struttura simile al substrato, riducendo i livelli di colesterolo (Endo et al., 1980; Endo et al., 1989). Uno studio condotto in Cina (Wang et al., 1997) in 324 soggetti affetti da ipercolesterolemia ha evidenziato dopo otto settimane una diminuzione del colesterolo totale del 23%, delle LDL del 31% e dei trigliceridi del 34%, mentre un aumento del 20% dei livelli di HDL.

Studi successivi hanno confermato questi risultati (Goldstein, 2000; Heber et al., 1999; Huang et al., 2007; Lin et al., 2005; Wei et al., 2003). Poiché gli inibitori dell’enzima HMG-Coa reduttasi tendono a ridurre la produzione del coenzima Q10 (CoQ10), è bene associare l’integrazione di CoQ10 se si pensa di assumere l’estratto di Monascus purpureus per un tempo prolungato.

Uno studio recente, inoltre, ha osservato che l’estratto è in grado di promuovere l’osteogenesi (Wong e Langsjoen, 2007). In teoria le interazioni con fibrati, ciclosporina, eritromicina, claritromicina, nefadozone, inibitori delle proteasi ed azoli, che valgono per la lovastatina, sono le stesse per l’estratto di Monascus purpureus. Studi clinici, condotti fino ad oggi, non hanno riscontrato effetti collaterali significativi, ad eccezione di mal di testa e lievi disturbi gastrointestinali. E’ sconsigliato il suo uso in gravidanza, durante l’allattamento ed in soggetti con problemi epatici e renali.

VITIS VINIFERA

Vitis vinifera è una pianta appartenente alla famiglia delle Vinaceae, originaria del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente. La droga è costituita dalla buccia del frutto e dai semi (vinaccioli) e contiene principi attivi quali tannini, flavonoidi, antociani, proantocianidine, resveratrolo, acidi grassi poliinsaturi, sali minerali, vitamine. Le procianidine sono caratterizzate da molecole flavoniche raggruppate in oligomeri con un’elevata attività antiossidante ed endotelioprotettiva e grazie alla loro capacità di inibire gli enzimi coinvolti nella degradazione di collagene, elastina ed acido jaluronico, sono utilizzate in fitocosmesi per proteggere la cute dai danni provocati dai raggi UV (Bernays et al., 1989; Scalbert et al., 1991). In particolare, le proantocianidine oligomeriche (OPC), prodotti di condensazione di catechine ed epicatechine, sono principalmente localizzate nei semi, mentre le antocianidine, una classe di antiossidanti polifenolici, si trovano nella buccia del frutto (Venket et al., 1999). Le proantocianidine possiedono effetti antiossidanti, antimutageni, antimicrobici, antipertensivi, ipoglicemizzanti ed protettivi endotelioprotettivi (Barnard et al., 1993, Cheng et al., 1993; Dartenuc et al., 1980; Eberhardt e Young, 1994; Facino et al., 1994; Gali et al., 1994; Hong et al., 1995; Karthikeyan et al., 2007; Liviero et al., 1994; Vennat et al., 1994). Studi recenti su questo estratto hanno evidenziato un’attività cardioprotettiva, la capacità di aumentare le HDL lipoproteine ed un’efficacia nell’alleviare i sintomi dell’insufficienza venosa, quali pesantezza alle gambe, crampi, edema, dolore e prurito (Bagchi et al., 2003; Berti F. et al., 2003; Costantini et al., 1999; Cui et al., 2002; Yu et al., 2002). Le proantocianidine sono utilizzate soprattutto nel trattamento di disordini vascolari, come l’insufficienza venosa cronica, le vene varicose e la fragilità capillare. Recentemente si è osservato che queste sostanze inducono selettivamente la crescita dei cheratinociti, che costituiscono i capelli e la pelle, ipotizzando che potrebbero essere efficaci nel trattamento dell’alopecia (Takahashi et al., 1998; Takahashi et al., 1999). In generale, l’estratto dei semi d’Uva sembra essere utile nel trattamento dell’alopecia sia per i suoi effetti antiossidanti sia per la presenza del resveratrolo che è in grado di inibire l’angiogenesi (Dulak et al., 2005). Si è dimostrato, infatti, che l’angiogenesi è alla base della crescita dei capelli e sue anormalità causano la perdita dei capelli (Dulak et al., 2005). Il resveratrolo, invece, è contenuto in concentrazioni maggiori nella buccia dei frutti ed è una fitoalexina naturale prodotta dalla Vitis vinifera e da altre piante in risposta ad infezioni funginee e ai raggi UV. Nella medicina ayurvedica è usato principalmente come cardiotonico. Il resveratrolo risulta cardioprotettivo grazie alla sua capacità di inibire l’ossidazione delle lipoproteine a bassa densità (LDL), la proliferazione delle cellule muscolari lisce e l’aggregazione piastrinica (Fremont et al., 1999; Fremont et al., 2000; Hung et al., 2000). Questo composto è anche in grado di inibire la produzione di eicosanoidi proaterogenici nelle piastrine e neutrofili umani (Pace-Asciak et al.,1995). Recentemente sono stati evidenziati degli effetti antitumorali ed immunostimolanti del resveratrolo in vitro (Jang et Pezzuto, 1999; Holmes-McNary et Baldwin, 2000; Hsieh et al., 1999; Schneider et al., 2000). Questa sostanza, come le procianidine, è un potente antiossidante e si è dimostrato, sia in vivo sia in vitro, in grado di proteggere dai danni indotti dai raggi UV (Afaq et al.,2003; Adhami et al., 2003). E’ da evitare il suo uso in gravidanza e durante l’allattamento.

BIANCOSPINO

Crataegus oxyacantha o Monogyna o Biancospino è un arbusto originario delle zone temperate dell’emisfero nord.

La droga è rappresentata dalle infiorescenze (corimbi), che alla base possono presentare qualche foglia, e contiene flavonoidi (flavoni, flavonoli fra cui l’iperoside, la vitexin 2-rhamnoside, la rutina e la vitexina), procianidine oligomere (l’epicatechina e la catechina), proantocianidine, triterpeni pentaciclici e una piccola parte di olio essenziale, il cui principale costituente è l’aldeide anisica.

L’estratto di Biancospino è in grado di aumentare l’integrità della parete dei vasi sanguigni e presenta un’azione cardiosedativa: riduce i fenomeni legati alla simpaticotonia e aumenta parallelamente lo stato vagotonico (attività inotropa positiva e batmotropa negativa), regolando così il battito cardiaco ed aumentando l’apporto ematico alle arterie coronarie ed al miocardio (Rigelsky e Sweet, 2002).

Si ipotizza che queste proprietà siano dovute quasi esclusivamente ai flavonoidi. L’estratto si utilizza nelle lievi insufficienze cardiache, in caso di palpitazioni, nell’angoscia, negli squilibri neurovegetativi, nel senso di oppressione precordiale, nel cuore senile che non necessita di trattamento digitalico, nelle forme lievi di aritmie bradicardiche e nell’ipertensione (Rigelsky e Sweet, 2002; Tadićet al., 2008).

Le proprietà antiipertensive sono attribuite ai flavonoidi ed alle proantocianidine, che sembra siano in grado di inibire l’enzima ACE (Lacaille-Dubois et al., 2001; Masteiková et al., 2007; Tadićet al., 2008). L’estratto manifesta, inoltre, effetti ansiolitici, utili nelle condizioni di nervosismo ed ipereccitabilità, proprietà antiossidanti, ipolipemizzanti ed antiaterosclerotiche con effetto maggiormente evidente sulle proteine a bassa (LDL) e bassissima densità (VLDL), che presentano un maggior rischio aterogeno (Akila e Devaraj, 2008; Shanti et al., 1994; Tadićet al., 2008). Uno studio ha evidenziato che i principi attivi del Biancospino sono in grado di aumentare i livelli dei recettori delle LDL a livello epatico e di prevenire l’accumulo di colesterolo nel fegato, promuovendo la degradazione del colesterolo in acidi biliari (Rajendran et al., 1996). Per il suo meccanismo d’azione, il Biancospino può potenziare l’attività di farmaci inotropi ed ipotensivi. Questa pianta, infatti, è in grado di potenziare l’azione della digitale ed i suoi componenti possono interferire sulla funzione della glicoproteina-P ed interagire con i farmaci che sono substrati di questa proteina come la digossina. Uno studio recente ha, comunque, dimostrato la sicurezza nella somministrazione contemporanea dell’estratto e della digossina (Tankanow et al., 2003).

COENZIMA Q10

Il Coenzima Q10 (CoQ10), denominato anche ubichinone o vitamina Q, è un benzochinone con catene laterali isopreniche, strutturalmente simile alla Vitamina K ed alla Vitamina E. E’ una molecola liposolubile, sintetizzata nelle membrane biologiche, soprattutto quelle mitocondriali, e a piccole dosi è acquisita tramite la dieta. Svolge un ruolo centrale nella catena respiratoria come trasportatore di elettroni ed è coinvolto in numerose reazioni redox a livello cellulare (Crane et al., 1957; Turunen et al., 2004). Attualmente è utilizzato nel trattamento di malattie neurodegenerative, tra cui il Parkinson e la sclerosi laterale amiotrofica, e malattie cardiovascolari per i suoi notevoli effetti antiossidanti (Beal, 2004; Shults et al., 2002; Schapira, 2006; Singh et al., 2007). Una sua carenza determina una condizione clinica caratterizzata da encefalomiopatia, atassia cerebrale, sindrome di Leigh con ritardo nella crescita, miopatia e debolezza (Auré et al., 2004; Boitier et al.,1998; Di Giovanni et al., 2001; Ogasahara et al., 1989; Rötig et al., 2000). Recentemente è stato dimostrato che le statine, inibendo la sintesi di colesterolo, riducono i livelli di Coenzima Q10. Per questo motivo è stato ipotizzato che la miopatia causata dall’assunzione di statine sia determinata da un deficit parziale di CoQ10 ed al momento sono in corso degli studi per valutare l’efficacia della somministrazione contemporanea di statine e Coenzima Q10 (Folkers et al., 1985; Littarru e Langsjoen, 2007; Rundek et al., 2004). Alcuni studi, inoltre, hanno osservato che bambini ed adolescenti soggetti ad attacchi d’emicrania presentano una carenza di Coenzima Q10 e che la sua assunzione determina un miglioramento nella sintomatologia (Bianchi et al., 2004; Hershey et al.,2007; Sándor et al., 2005). In generale, comunque, è stato dimostrato che tutti i soggetti affetti da una mancanza di Coenzima Q10 traggono beneficio in seguito alla sua assunzione orale (Bhagavan e Chopra, 2006; James et al., 2005). Si sconsiglia il suo uso durante l’assunzione di warfarina, poiché potrebbe ridurne l’effetto anticoagulante (Combs et al., 1976; Landbo e Almdal, 1998; Spigset, 1994).